CELEBRARE LA NAZIONE Grandi anniversari e politiche della memoria nel mondo contemporaneo

Convegno internazionale di studi nei
 150 anni dell’Italia unita VITERBO, 10-12 MARZO 2011

Archivio per 5 Ferdinando Fasce

Abstract Ferdinando Fasce

New York 1939: i 150 anni della nascita della presidenza repubblicana.

di Ferdinando Fasce (Un. di Genova)

“La tradizione, ereditata da George Washington, padre della patria, di rendere la vita più ricca, più bella, e di tenere l’America e il mondo in pace per sempre”. Siamo nell’aprile del 1939, a New York, in un’area di Queens, già adibita a discarica e appena bonificata, in tre anni di febbrile lavoro, per ospitarvi la New York World’s Fair. Con queste parole Grover Whalen, presidente della Fiera, in una guida dell’Expo indirizzata ai ragazzi, indica la colossale statua del comandante delle truppe rivoluzionarie e primo presidente degli Stati Uniti, che campeggia al centro di questa piccola città nella metropoli Usa. Alta quasi venti metri, realizzata dallo scultore James Earle Fraser, la statua è il nume tutelare di questa cittadella, distesa su oltre 1200 acri, eretta per celebrare il 150° anniversario dell’insediamento di George Washington a primo presidente degli Stati Uniti a New York, prima capitale del paese. La statua simboleggia l’ordinamento politico e la democrazia statunitensi che, come ricorda nel discorso inaugurale il presidente Franklin Delano Roosevelt, si indirizzano al mondo, in un momento in cui le nubi di guerra si stanno addensando, con un messaggio di pace. “Tutti quelli che vengono alla New York World’s Fair – dice il presidente –  riceveranno il più caloroso benvenuto. Scopriranno che gli occhi degli Stati Uniti sono puntati sul futuro. Sì, il nostro carro è ancora legato a una stella. Ma è una stella di amicizia, una stella di simpatia internazionale e, soprattutto, una stella di pace. Possano i mesi a venire portarci i raggi di quest’eterna speranza”.

La statua di Washington e il tema della fondazione della democrazia statunitense erano richiamati in tutti i documenti ufficiali e i resoconti dell’Esposizione. Ma, come aveva affermato Roosevelt, l’orizzonte temporale dell’Expo, destinata ad essere l’ultima Fiera internazionale prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, era il futuro. Lo provava lo stesso nome della Fiera,   “Costruire il Mondo del Domani con gli strumenti di Oggi”, o, in forma abbreviata, “Il Mondo del Domani”.  Un domani tecnologico e moderno, già presente in nuce nelle mirabilie, fra cui la stessa televisione, esposte nei padiglioni dell’Expo.

Obiettivo di questa relazione è ricostruire origini, finalità e realizzazioni della New York World’s Fair, tracciando i contorni del suo “complesso espositivo”, con particolare attenzione alla dimensione culturale e all’identità e al discorso pubblico nazionali statunitensi che ne emergono. Pur fornendo alcuni elementi essenziali della cornice strutturale, istituzionale e geopolitica nella quale la Fiera si collocò, l’attenzione della relazione è concentrata sull’immagine nazionale Usa che essa forgiò e proiettò. Un’immagine che va colta all’intersezione fra l’occasione celebrativa washingtoniana dalla quale aveva preso originariamente le mosse, l’ “estetica della politica” rooseveltiana, l’intreccio col variegato mondo delle professioni e degli affari che a livello locale e nazionale fu decisivo per l‘elaborazione del progetto e la sua realizzazione. Ricostruiremo la genesi di questa immagine, frutto dell’interazione fra diversi tipi di attori che si disputarono la definizione e il controllo di questo significativo segmento di cultura pubblica; i rapporti che essa intrattenne con la comunità nazionale e le tensioni sociali, culturali ed etnorazziali, che la animavano; i rapporti fra vita pubblica, consumi e società nell’incipiente età dei mass media che la Fiera rifletté ed elaborò.

La Fiera visse due stagioni, restando aperta per poco più di un anno complessivo, fra la primavera e l’autunno del 1939 e lo stesso periodo dell’anno successivo. Come indica la data del titolo, però, la relazione si concentra solo sul primo anno di apertura. Resta fuori dalla nostra orbita l’esame delle modificazioni, strutturali e tematiche, che l’Expo subì per effetto del precipitare degli eventi nell’anno che seguì allo scoppio della guerra mondiale. Modificazioni che richiederebbero un contributo specifico che esula dai confini di questo intervento.

Bibliografia :

D. Gelernter, 1939. The Lost World of the Fair, New York, Avon, 1995,

F. Fasce, La democrazia degli affari. Comunicazione aziendale e discorso pubblico negli Stati Uniti, 1900-1940, Roma, Carocci, 2000

J.R. Gold – M.M. Gold, Cities of Culture. Staging Internatonal Festivals and the Urban Agenda, 1851-2000, Aldeshot, Ashgate, 2005

F. Fasce, Viaggiatori italiani alla grande fiera di New York del 1939-40, in “Storia urbana”, n. 109, 2006

James Mauro, Twilight at the World of Tomorrow, Ballantine Books, New York, 2010