CELEBRARE LA NAZIONE Grandi anniversari e politiche della memoria nel mondo contemporaneo

Convegno internazionale di studi nei
 150 anni dell’Italia unita VITERBO, 10-12 MARZO 2011

Archivio per II Sessione

Abstract Barbara Bracco

1928 e 1938: l’Italia fascista e i decennali della Grande Guerra

di Barbara Bracco (Un. Milano Bicocca)

L’intervento ha l’obiettivo di illustrare le principali linee di sviluppo della liturgia elaborata dal fascismo per la monumentalizzazione della Vittoria nella Grande guerra, evento fondativo della nuova Italia. La relazione si svilupperà su tre snodi fondamentali:

 

  1. L’eredità del periodo liberale. In questa prima parte si delineeranno le caratteristiche centrali dei riti, miti e simboli del conflitto appena concluso. Si cercherà di illustrare gli elementi di fragilità della liturgia postbellica ma anche i punti di forza, liturgica e semantica, delle date legate alla Grande guerra e in particolare al 4 novembre. Scopo infatti di questa nota introduttiva è “misurare” la pervasività sociale e politica del reticolo celebrativo e simbolico che, soprattutto nel biennio 1920-21, andò costruendosi attorno al conflitto e che avrebbe rappresentato per il regime un ostacolo sulla via della fascistizzazione dello Stato e della società.
  2. Gli anni Venti e il decennale del 1928. Si tratta degli anni chiave verso l’appropriazione della storia nazionale da parte del fascismo. Due elementi, tra gli altri, concorsero alla identificazione tra nazione e fascismo: l’adozione “impropria” dei luoghi simbolo della guerra e la contaminazione semantica delle date nazionali con quelle del partito/regime. Basti qui ricordare che il Vittoriano/Altare della Patria divenne sempre più palcoscenico privilegiato delle manifestazioni fasciste, così come il lungo ponte celebrativo 28 ottobre-4 novembre andò sempre più costruendo una continuità politica e culturale tra nazione e fascismo. Non è quindi un caso che il carattere “monarchico” delle manifestazioni patriottiche per la Vittoria (garantito nel periodo liberale da un costante collegamento con il genetliaco del sovrano) abbia acquisito via via una valenza sempre più marginale. Da questo punto di vista le celebrazioni per il decennale della Vittoria rappresentano il punto culminante di una strategia politica, liturgica e simbolica avviata già negli anni immediatamente precedenti. La spettacolare compresenza fisica di uomini (più raramente di donne), le cui biografie si inserivano indifferentemente nella storia della nazione e in quella del movimento/partito, fa delle manifestazioni del 1928 uno snodo fondamentale verso la fascistizzazione della società italiana.
  3. Gli anni Trenta e il ventennale del 1938. In un contesto, quale è quello degli anni Trenta ormai caratterizzato dalla fascistizzazione di ogni manifestazione pubblica (anni segnati significativamente dalle Mostre della rivoluzione fascista), l’anniversario della Vittoria si offre come lo specchio più fedele della identificazione nazione/fascismo/impero. Esautorata di fatto la monarchia dai rituali di regime se non in una posizione ornamentale (a una manifestazioni nel giugno del 1938 a Venezia, i funzionari della Real Casa dovranno constatare che in piazza San Marco si contavano solo pochi turisti di passaggio) e messa ormai a punto la liturgia in diversi anni di regime, il ventennale mostra tuttavia alcune novità e non di rado aporie politiche. Se infatti la conquista dell’Impero sembra rafforzare la lettura del vitalismo nazionale inaugurato dalla guerra, il quadro politico internazionale sembra mutare alcuni elementi costitutivi della celebrazione introducendo elementi di rassicurazione ma anche di inquietudine; il tedesco, il nemico per eccellenza, su cui si era costruita gran parte delle fortune propagandistiche degli anni della guerra e in parte anche del dopoguerra, è diventato alleato di prima grandezza. Si tratta di un cambiamento forte che si riverbera non poco sulle celebrazioni del 1938; se infatti il ventennale appare come una dimostrazione di forza agli occhi delle diplomazie occidentali, è anche vero che le celebrazioni – già dal giugno 1938 –  lungo la vecchia linea del fronte paiono quasi voler rimarcare le ragioni e la forza del sacrificio di venti anni prima contro i “tedeschi”.

Bibliografia essenziale :

Luzzatto S., L’immagine del duce. Mussolini nelle fotografie dell’Istituto Luce, Roma, Editori Riuniti, 2001.

Tobia B., “Salve o popolo d’eroi …”. La monumentalità fascista nelle fotografie dell’Istituto Luce, Roma, Editori Riuniti, 2002.

Isnenghi M., La Grande Guerra, in I luoghi delle memoria. Strutture ed eventi dell’Italia unita, a cura di Isnenghi M., Laterza, Roma-Bari, 1997, pp. 273-309

Isnenghi M., La marcia su Roma, in I luoghi delle memoria. Strutture ed eventi dell’Italia unita, a cura di Isnenghi M., Laterza, Roma-Bari, 1997, pp. 311-329.

Dogliani P., Redipuglia, in I luoghi delle memoria. Simboli e miti dell’Italia unita, a cura di Isnenghi M., Laterza, Roma-Bari, 1997, pp. 375-389.

Gentile E., Il culto del littorio. La sacralizzazione della politica nell’Italia fascista, Laterza, Roma-Bari, 1993.

Ridolfi M., Le feste nazionali, Bologna, il Mulino, 2003.

Tobia B., L’Altare della Patria, Bologna, il Mulino, 1998.

La grande Guerra in vetrina. Mostre e musei in Europa negli anni Venti e Trenta, a cura di Baioni M. e Fogu C., “Memoria e ricerca”, n. 7/2001, Carocci editore.

La Grande Guerra. Esperienza, memoria, immagini, a cura di Leoni D. e Zadra C., Bologna, il Mulino, 1986.

Abstract Antonella Salomoni

Urss 1927. Il decennale della Rivoluzione d’ottobre

di Antonella Salomoni (Un. della Calabria)

L’intervento – a partire da una sintetica ricostruzione dei rituali di massa nell’epoca post-rivoluzionaria – propone una riflessione sui principali obiettivi della cultura celebrativa nella Russia sovietica: da un lato, l’“incorporazione” – creare, attraverso strumenti simbolici, relazioni esemplari (in particolare, di affinità e solidarietà) tra i singoli e la collettività; dall’altro, il “consolidamento” – produrre, attraverso la promozione dell’azione e la creazione di una neo-tradizione, la più stretta coesione tra governanti e governati, ispirando al tempo stesso fiducia nei successi a venire del sistema. Il punto di forza di tali pratiche consiste, più che nella esaltazione del presente, nella rievocazione del passato, anche se prossimo, e, in tale senso, si promuovono eventi di tipo propriamente “commemorativo”, in cui si traspone il passato al presente e si giustifica il presente in riferimento al passato.

Evocate alcune specifiche forme cerimoniali degli anni venti (la sfilata-dimostrazione, lo spettacolo di massa, la decorazione urbana), s’insisterà sul tentativo di dare fondamento, a fini di legittimazione, ad un nuovo linguaggio in cui – in contrapposizione alla prosaicità del discorso politico – l’identificazione vuole essere favorita attraverso la drammatizzazione, il movimento, la traduzione locale dell’evento rivoluzionario, il ricorso alla memoria individuale, la  promozione dei sentimenti di eroismo e patriottismo.

Le celebrazioni degli anni venti, pur costituendo una componente vitale del progetto bolscevico di trasformazione, si risolveranno in un progressivo declino della varietà e della volontarietà, nella trasformazione dell’interesse in consuetudine e dell’entusiasmo in artifizio. Il decennale della rivoluzione d’ottobre nel 1927, per la sua portata storico-retrospettiva, segna però una momentanea inversione di tendenza, mettendo sotto traccia l’involuzione in atto, e si presenta come una sorta di compimento creativo della precedente sperimentazione, rappresentando il culmine dell’idea di commemorazione dell’evento rivoluzionario come “storia vivente (živaja istorija)”, ovvero dell’idea di reciproca dipendenza tra “storia che si scrive” e “”storia che si fa”. Marca al tempo stesso il passaggio ad una nuova fase e, nella sua esibizione di creatività, già manifesta i sintomi degli anni a venire: solida determinazione degli intendimenti politici, rigidità e austerità del cerimoniale, professionalismo celebrativo e militarizzazione partecipativa.

Bibliografia essenziale :

V. P. Tolstoj, I. M. Bibikova (a cura di), Agitacionno-massovoe iskusstvo. Oformlenie prazdnestv, voll. I-II, Moskva, Iskusstvo, 1984;

F. C. Corney, Telling October. Memory and the Making of the Bolshevik Revolution, Ithaca-London, Cornell University Press, 2004;

J. R. von Geldern, Bolshevik Festivals, 1917-1920, Berkeley-Los Angeles-London, University of California Press, 1993;

P. Kenez, The Birth of the Propaganda State: Soviet Methods of Mass Mobilization, 1917-1929, Cambridge, Cambridge University Press, 1985;

C. Lane, The Rites of Rulers. Rituals in Industrial Society: the Soviet Case, Cambridge, Cambridge University Press, 1981;

A. I. Mazaev, Prazdnik kak social’no-chudožestvennoe javlenie. Opyt istoriko-teoretičeskogo javlenie, Moskva, Nauka, 1978;

K. Petrone, “Life Has Become More Joyous, Comrades”: Celebrations in the Time of Stalin, Bloomington, Indiana University Press, 2000;

M. Rolf, Das sowjetische Massenfest, Hamburg, Hamburger Edition, 2006 (trad. russa: Sovetskie massovye prazdniki, Moskva, Rosspen, 2009);

A. Zakharov, Mass Celebrations in a Totalitarian System, in A. Efimova, L. Manovich (a cura di), Tekstura. Russian Essays on Visual Culture, Chicago, University of Chicago Press, 1993.